Storia dei Gesuiti

Agli inizi del XVI secolo, l’Europa era soggetta ad un dinamico processo di globalizzazione. Ogni nave che ritornava a Siviglia o a Lisbona portava delle notizie di culture fino a quel momento sconosciute. La cristianità europea prese coscienza che il mondo era molto più grande e diverso da quanto supponeva fino a quel momento. Spagna e Portogallo intentarono la creazione di imperi mondiali, nei quali dovevano integrarsi le nuove popolazioni. Scuole e università si indirizzarono verso lo studio degli scritti dell’antichità classica e della chiesa primitiva, rinnovando la memoria delle basi della cultura occidentale e del cristianesimo. La conseguenza più diretta di questo atteggiamento fu la riforma.

Le origini

Ignazio di Loyola (1491-1556), nobile spagnolo, fece fronte a queste sfide durante tutta la sua vita. In principio prestò servizio presso il gran tesoriere dell’imperatore Carlo V, studiando in seguito nell’Università di Alcalà de Henares e Parigi, entrambe vivaio di umanisti e centri di riflessione sulle trasformazioni globali. Con altri sei compagni si dedicò all’analisi delle correnti cattoliche e riformate, rimanendo fedele all’antica fede. Nella strada da lui proposta, la propria esperienza religiosa occupa un posto centrale, crescendo con un impulso progressivo nel quadro della Chiesa e i suoi insegnamenti, assumendo un profondo compromesso con le esigenze del momento storico. I primi gesuiti erano convinti che ogni essere umano potesse riconoscere l’esistenza di Dio al di là della propria origine e della sua religione, e che la fede cristiana si potesse inculcare in ogni cultura organizzata. L’imitazione di Gesù non conduce alla solitudine ne allontana dal mondo, ma porta verso gli uomini inoltrandosi nel mondo.

Così come Carlo V governava un impero nel quale “mai tramontava il sole”, Ignazio desiderava costruire un ordine presente in tutto il mondo, posto al servizio del Papa, depositario della responsabilità in ogni angolo della terra. Grazie ad un preciso ed efficiente servizio postale, il generale dell’ordine era sempre informato di tutto quanto occorreva nella compagnia, in maniera da poter inviare dei membri a compiere i compiti gravosi, in qualunque luogo essi fossero. Così l’ordine aveva una forte coesione invisibile all’esterno, che sin dagli inizi produsse ammirazione, ma svegliò anche di sospetti.

La diffusione dell'ordine

Roma a partire dal 1537 divenne il centro dell’ordine con la residenza del generale. Le comunità e le scuole romane divennero un modello in tutto il mondo. All’inizio l’ordine si sparse in Portogallo e nel regno di Napoli e Sicilia ed in seguito nel resto d’Italia e in Spagna. La Francia, invece, manifestò una grande opposizione, mentre i paesi di lingua tedesca divennero un oggetto di attenzione privilegiato solo dopo la morte di Ignazio. L’ordine, dunque, era intento fermare l’avanzata del protestantesimo in tutte queste regioni. In Germania questo sarebbe stato la necessità più urgente dei secoli successivi. Grazie alle simpatie del re Joao III di Portogallo, i gesuiti poterono sbarcare nell’India del 1542, nelle Molucche  nel 1546 e tre anni dopo in Giappone e Brasile. I promettenti inizi delle missioni in Africa, in Congo e in Marocco nel 1548, in Angola nel 1550, e in Etiopia nel 1557 furono, però, di corta durata.

Soltanto al tempo del terzo generale Francesco Borgia (1510-1572) i gesuiti poterono mettere piede nelle colonie spagnole, nel 1548 in Perù e nel 1572 in Messico, espandendosi rapidamente in tutta l’America Latina. Essenzialmente essi si prendevano cura della popolazione di origine spagnola nelle città; il rapporto con gli indigeni fu, infatti, segnato da diverse ribellioni. Nel 1609 i gesuiti poterono fondare, in accordo con i re di Spagna, le prime riduzioni in Paraguay, ovvero insediamenti chiusi abitati da indios, in gruppi che potevo contare fino a 10.000 individui, sotto la guida di solo due padri gesuiti, governati, però, da un consiglio di cacinques (capi indigeni locali). Questa esperienza divenne occasione di un riuscito e originale contatto, chi si estese ad altre popolazioni indigene. Inizi modesti ebbe, invece, la compagnia Quebec e nel 1634 nel Maryland. La breve missione del Giappone, nella quale poterono lavorare circa 60 gesuiti, merita una menzione speciale giacché furono consacrati sacerdoti locali a partire dal 1602. Nonostante ciò, nel 1614 il Giappone perseguitò ed espulse tutti missionari; fu, infine, proibita la religione cristiana. Gli inizi in Cina furono titubanti. Matteo Ricci poté stabilirsi a Pechino nel 1601, formando una piccola comunità. Presto i gesuiti presero contatto con la corte imperiale, soprattutto grazie alle loro conoscenze cartografiche e matematiche. A partire dal 1645 e fino al 1775, fu sempre un gesuita ad occupare la carica di astronomo di corte. I gesuiti erano convinti che in Giappone e Cina fossero superiori all’Europa in morale e civilizzazione e che mancasse loro sono la fede cristiana, cui avrebbero potuto aderire senza necessariamente europeizzarsi.

Il compito della Compagnia

Il compito principale della compagnia fu l’educazione di giovani uomini ai quali affidare in seguito responsabilità all’interno della società e della Chiesa. Nel 1546, a Gandia, vicino Valencia, e a Messina, sorsero le prime scuole pubbliche chiamate collegi, che poco a poco poterono espandersi in tutto il mondo cattolico. Possedevano immobili ed entrate economiche, in maniera che l’insegnamento potesse essere gratuito e accessibile a tutte le classi sociali.

Nel centro della città, annesse all’importante edificio del collegio c’era di norma una chiesa: collegio e chiesa trasmettevano una forte presenza nell’immagine della città. Nei piani di studio si trovavano gli autori classici dell’antichità, ma si coltivavano anche la musica, il teatro e la danza. In molti collegi si riscontra la presenza di un proprio osservatorio e una stamperia. In America Latina c’erano anche degli ospedali, farmacie ed alberghi. Nella campagna, i gesuiti avevano coltivazioni estese con moderni sistemi di irrigazione. Nel 1750 la compagnia toccò il suo apogeo con circa 22.500 membri. Alla crescita dinamica del 17º secolo, Seguì un periodo di stasi, segnato anche da una coscienza di superiorità, situazione che fece sorgere invidie ed inimicizie. Il suo prestigio si vede danneggiato in Francia dai giansenisti, i quali criticavano i gesuiti come troppo rilassati e pronti a fare concessioni riguardo all’esigenza di cristianesimo. Analogamente ai gallicani ed agli illuministi, videro nei gesuiti il nemico comune. I gesuiti vedevano nella venerazione rituale di Confucio e degli antenati un atto più culturale che religioso e pertanto la consideravano compatibile con il cristianesimo. Accusati da altri missionari, la Santa sede si pronunciò contro i gesuiti, gesto che finì causando danni enormi alla missione in Cina. D’altra parte, gli indios di alcune riduzioni si ribellarono contro la corona, quando si tentò di spostarli verso altre terre. L’idea messa circolo circa una ipotetica cospirazione gesuitica, si aggiunse alle voci che volevano che la compagnia avessi accumulato immense ricchezze dall’altra parte dell’oceano, provocando animosità contro l’ordine che, accompagnata da una campagna mediatica con risonanza in tutta Europa, indusse il primo ministro portoghese, marchese di Pombal, ad espellere i gesuiti dal suo regno.

Cedendo alle pressioni, anche il re di Francia, che aveva tentato per lungo tempo di proteggere l’ordine, seguì questo esempio nel 1764. Altrettanto fece la Spagna nel 1767, dopodiché l’ordine si estinse tutta l’America Latina. Lo stesso fecero il regno di Napoli Sicilia e il Ducato di Parma.

Dalla soppressione dell’Ordine ad un nuovo inizio

La compagnia rimase presente solo nello Stato della Chiesa, nell’Italia settentrionale, nel sacro Romano impero germanico ed in Polonia – Lituania. Sotto la pressione della Spagna, il Papa Clemente XIV soppresse l’ordine il 13 luglio 1773, con il breve Dominus ac Redemptor. I collegi, per la maggior parte, furono convertiti scuole statali o diocesane; i beni furono confiscati. In alcune regioni, ci furono dei gesuiti che, nella loro qualità di sacerdoti secolari, poterono continuare a guidare collegi, estinguendosi naturalmente. Solo nel regno di Russia, Caterina la grande proibì la lettura ufficiale del breve pontificio, permettendo così a circa 200 gesuiti di continuare la loro missione nel suo regno.

Per molto tempo ridotto in un piccolo gruppo, agli inizi del 19º secolo, dei novizi di tutt’Europa vi si trasferirono preparando un nuovo inizio, che Papa Pio VII confermò con il breve Sollicitudo Omnium Ecclesiarum del 7 agosto 1814. Cominciò così una nuova era per i gesuiti, sotto il segno di altri tempi, destinato ad essere determinante all’interno della Chiesa cattolica.